Testuggine comune, testuggine di Hermann
Classificazione
Sottordine Cryptodira
Superfamiglia Testudinoidea
Famiglia Testudinidae
Sottospecie
T. h. boettgeri
T. h. hermanni
Fino al 1987 la forma occidentale, T. h. hermanni,
era designata come T. h. robermertensi, e quella orientale, T.
h. boettgeri, come T. h. hermanni.
Origine e habitat naturale
T. hermanni è originaria del sud dell'Europa:
Spagna orientale, Francia meridionale e Corsica, Italia centrale e
meridionale (comprese Sicilia e Sardegna), Isole Baleari, Balcani, paesi
dell’ex Yugoslavia, Albania, Bulgaria, Romania, Grecia e Turchia. In
queste aree la distribuzione delle popolazioni è molto discontinua.
T. h. boettgeri è la sottospecie orientale, distribuita nei Balcani,
mentre T. h. hermanni occupa le zone occidentali (Spagna, Francia
e Italia).
L'habitat naturale di T. hermanni è rappresentato dalle foreste
di querce; a causa della distruzione di questo tipo di paesaggio questa
tartaruga ha occupato la macchia mediterranea, composta da colline
cespugliose aride. Durante le ore più calde delle giornate estive si
rifugia all'ombra, ed è più attiva la mattina e il tardo pomeriggio.
Descrizione
Vi è una differenza di taglia sia tra maschi e
femmine, che tra le due sottospecie. In T. h. hermanni i maschi
arrivano a 14 cm e le femmine a 16,5, mentre in T. h. boettgeri
raggiungono rispettivamente i 19 e 20 cm, sebbene si trovinofemmine che
possono arrivare a 26.
Il carapace è moderatamente convesso, cupoliforme; gli scuti presentano
una colorazione di base giallo - olivastra con delle aree nere, che
negli scuti vertebrali e costali coprono le aree anteriori e laterali, e
negli scuti marginali coprono le zone anteriori e inferiori. E' presente
un lungo e stretto scuto nucale. Lo scuto sopracaudale è diviso in due
in quasi tutti i soggetti.
Il piastrone è giallo marroncino con delle aree nere, che in T. h.
hermanni formano due strisce longitudinali parallele, e che in T.
h. boettgeri formano delle linee discontinue. Nel piastrone non sono
presenti cerniere. In entrambi i sessi sulla punta della coda è presente
un caratteristico astuccio corneo.

Distinzione dei sessi
La distinzione dei sessi negli esemplari adulti non
presenta alcuna difficoltà. Il maschio è di taglia inferiore; presenta
il piastrone leggermente concavo, mentre nella femmina è piatto. La coda
del maschio è molto più lunga e grossa, con l'apertura cloacale più
distante dalla base della coda. L'angolo formato dagli scuti anali del
piastrone è più aperto nel maschio. Lo scuto sopracaudale è incurvato
verso il basso e verso la coda nel maschio, mentre nella femmina è in
linea con il resto del carapace.
Negli esemplari immaturi si può fare riferimento all'angolo formato
dagli scuti anali del piastrone, che a volte già nel neonato appaiono
formare un angolo più largo nel maschio, e più stretto nella femmina.

Mantenimento in cattività
Questa tartaruga, essendo originaria dell'area
mediterranea, nei nostri climi si presta molto bene ad essere allevata
all'aperto, soprattutto nel centro-sud. Nel nord Italia può essere
allevata anche nella Pianura Padana, al cui clima, anche se più umido di
quello originario, si adatta piuttosto bene. Invece non si presta ad
essere allevata in terrario.
Dal momento che queste tartarughe amano muoversi ed esplorare
l'ambiente, e che devono trovare al pascolo l'alimento di cui hanno
bisogno, la loro sistemazione ideale è rappresentata da un giardino
soleggiato e a prova di fuga, o comunque un ampio spazio recintato ricco
di erbe di campo. La presenza di una recinzione è indispensabile sia per
prevenire la fuga delle tartarughe, sia per impedire che vengano
aggredite da cani, e inoltre per evitare che vengano schiacciate dalle
automobili (eventualità purtroppo molto frequenti). La recinzione deve
essere interrata per almeno 10 cm, per evitare che le tartarughe possano
fuggire scavando una galleria al di sotto, e deve essere liscia, perché
spesso questi rettili hanno discrete capacità di arrampicarsi, e alta
almeno 40 cm. La superficie ideale è di almeno 10 m2 per
tartaruga. La presenza di bassi cespugli permette di creare
indispensabili ripari e zone d'ombra.
E' molto importante separare i maschi delle femmine,
altrimenti il corteggiamento e il continuo accoppiamento dei maschi
finirà per creare alla corazza delle femmine delle gravi lesioni. Si
deve tenere presente che il rapporto ideale è di un maschio per 5-6
femmine. Anche se si tengono insieme più maschi, questi si creeranno
lesioni alla corazza, che in certi casi possono essere tanto gravi da
portare alla morte il rettile.
Per riparare le tartarughe nelle serate più fresche,
in primavera ed in autunno, si deve predisporre una casetta di legno,
ben isolata, perché le tartarughe trovino riparo dal freddo e
dall'umidità eccessiva. Il pavimento deve essere leggermente rialzato
per evitare l'acqua in caso di pioggia. All'interno si possono mettere
dei giornali o delle foglie secche.
Nell'habitat naturale T. hermanni va in
letargo da novembre ad aprile; nell'Italia del Nord il letargo
generalmente è anticipato di un mese. Nelle aree più a Sud, quando la
temperatura aumenta molto queste tartarughe subiscono un periodo di
estivazione.
Lo stimolo per la preparazione al letargo è determinato dalla
diminuzione della temperatura diurna e delle ore di luce, che determina
la sospensione dell'alimentazione: in questo modo il rettile ha modo di
svuotare l'apparato digerente. In caso contrario il cibo contenuto nel
tratto digerente andrebbe in putrefazione con gravi conseguenze per la
salute.
Solo animali in condizioni fisiche ottimali, con sufficienti riserve di
grasso accumulate durante la stagione calda, devono essere lasciati
ibernare. Gli animali che non rispondono a questi requisiti, che sono
malati, debilitati o sottopeso non devono essere lasciati andare in
letargo, ma vanno mantenuti al caldo per tutto l'inverno, in un terrario
ben allestito, affinché possano essere alimentati e/o curati.
Le tartarughe possono essere lasciate andare in
letargo all'aperto oppure al chiuso. Ognuno dei due sistemi ha dei
vantaggi e degli svantaggi. Se ben organizzata, la seconda scelta è la
migliore in quanto è più sicura per l'animale. Per effettuare il letargo
al chiuso si utilizza un contenitore di dimensioni adeguate, che può
essere rappresentato da una scatola di cartone, di legno o di
polistirolo, poco più grande della tartaruga, con delle piccole aperture
per il passaggio dell'aria. Lo si riempie con un substrato quale paglia,
foglie secche o pezzi di giornale e lo si pone dentro un contenitore più
grande, con le stesse caratteristiche, riempito con lo stesso tipo di
materiale. In questo modo, se anche la tartaruga si sposta dentro il
primo contenitore, rimane sempre isolata dall'ambiente esterno.
Il contenitore va sistemato in una stanza, ad esempio una cantina o un
garage, con una temperatura non superiore a 10°C. La situazione ideale
consiste nell'utilizzare delle apposite strutture con un monitoraggio
costante della temperatura e un'adeguata aerazione.
Il letargo all'aperto comporta rischi maggiori per
l'animale (congelamento, attacco da parte di roditori). Si deve
scegliere una zona di terreno morbido al riparo dal vento, ben drenata,
dove la tartaruga s'interrerà. Sopra si sparge del fieno o delle foglie
secche.
La temperatura ottimale durante il letargo deve
essere di circa 5°C. Temperature inferiori a 2°C si possono essere
potenzialmente pericolose, mentre sopra gli 11°C gli animali tendono a
diventare attivi. A temperature al di sotto dello zero si possono
verificare lesioni oculari o cerebrali, con danni irreversibili anche
per esposizioni brevi. Questi problemi si riscontrano generalmente in
animali lasciati ibernare all'aperto senza adeguata protezione.
Uno dei principali errori che si commettono nella gestione delle
tartarughe in letargo è di lasciarle ad una temperatura intermedia tra
quella ottimale e quella del letargo, dal momento che in queste
condizioni il metabolismo continua, anche se ad un ritmo più lento, ma
l'animale non si alimenta, consumando le sue riserve energetiche ad un
ritmo troppo elevato.
Si calcola che per ogni mese di letargo effettuato in condizioni ideali
una tartaruga perda l'1% del proprio peso corporeo. Il periodo di
letargo non deve superare una durata di 20 settimane, il che nei nostri
climi non rappresenta in genere un problema.
Al termine del letargo è indispensabile permettere alle tartarughe di
bere; per stimolare l'assunzione d'acqua sono molto utili dei bagni in
un recipiente con un paio di centimetri d'acqua, in cui la tartaruga può
essere lasciata per un'ora.
Se è necessario ricoverare una T. hermanni in
terrario (per motivi di salute, per tenerla in osservazione, perché non
è in grado di affrontare il letargo) occorre fornire condizioni
ambientali che simulino quelle naturali. Il range ottimale di
temperatura è di 24-27°C durante il giorno e di 18°C durante la notte.
Ad un'estremità del terrario si pone una lampadina riscaldante che crei
un punto caldo di circa 32°C e accanto a questa un tubo al neon a
spettro completo con emissione di UVB, che stia a non più di 40 cm di
distanza dal fondo. Il ciclo luce - buio deve essere di 12-12 ore.
Durante la notte il riscaldamento va effettuato con fonti di calore che
non emettono luce (materassini riscaldanti, lampade di ceramica o a luce
blu o rossa). E' indispensabile collocare nel terrario due termometri
(uno nel punto più fresco e uno sotto il punto caldo) per verificare il
gradiente di temperatura.
L'ideale è utilizzare un terrario di tipo "aperto", senza coperchio, che
permette un ricambio d'aria ottimale. Il materiale migliore per il fondo
è rappresentato da fogli di giornale, da cambiare ogni volta che si
rende necessario. Materiali corpuscolati (sabbia, segatura, trucioli)
comportano elevati rischi di ingestione e costipazione.
Nel terrario vanno posti dei rifugi nella parte più fresca, e non deve
mancare un basso recipiente d'acqua in cui il rettile possa entrare ed
uscire senza problemi. Dal momento che le tartarughe tendono a defecare
in acqua, questa va cambiata ogni volta che si sporca, e comunque almeno
una volta al giorno.
Questo tipo di sistemazione è adatta anche alle tartarughe neonate per
far loro trascorrere il primo inverno al caldo. Negli anni successivi è
però opportuno permettere loro di effettuare il letargo.
Alimentazione
Le tartarughe mediterranee sono specie strettamente
erbivore; qualunque fonte di proteine animali deve essere totalmente
bandita dalla loro dieta. La dieta in cattività deve rispecchiare più
possibile quella naturale: ricca di fibra, minerali, microelementi e
vitamine, povera di grassi e con poche proteine vegetali.
L'alimentazione ideale è composta dalle piante che crescono
spontaneamente in prati e giardini: erba, trifoglio, tarassaco,
piantaggine, fiori, ecc. Altri alimenti adeguati sono l'erba medica e le
foglie di fico d'India.
Se la tartaruga ha a disposizione a sufficienza di questo tipo di
alimento non necessita di altri alimenti o di integrazione.
I vegetali coltivati rappresentano una scelta nettamente inferiore, e
vanno dati sporadicamente, nei periodi in cui sia carente l'alimento
naturale. Si possono offrire ad esempio cavoli (di vari tipi),
ravizzone, lattuga, prezzemolo, foglie di carota, cardo. Frutta e
ortaggi non devono superare il 10% della dieta: melone, pomodoro, mango,
ananas, mela, pera, peperoni dolci rossi e verdi, anguria, zucchini,
ecc.
Tutti gli ingredienti devono essere ridotti in pezzi adeguati alla
taglia degli animali, mescolati in un grande recipiente e cosparsi con
un integratore multi - minerale e vitaminico di qualità e con carbonato
di calcio.
La frutta va fornita con molta parsimonia, perché in quantità eccessiva
causa gravi disordini intestinali; inoltre non contiene adeguati livelli
di calcio.
Le specie erbivore alimentate con una quantità eccessiva di proteine
vanno incontro a una crescita deforme della corazza, che appare "bozzellata"
anziché liscia ed è troppo tenera a causa dell'insufficiente
calcificazione, e a gravi problemi a carico del fegato e dei reni. Ciò
può essere causato non solo dalla somministrazione di carne e di
alimenti per cani e gatti, ma anche di fagioli, piselli, fagioli
germinati e simili alimenti vegetali ricchi di proteine.
L'insalata brasiliana va evitata perché è particolarmente scarsa dal
punto di vista nutritivo.
Totalmente controindicati e dannosi sono i carboidrati (pane, pasta,
ecc.), il latte e i derivati del latte (ad esempio la mozzarella),
qualunque alimento contenente proteine animali (carne, cibo per cani e
gatti, mangime per tartarughe onnivore, larve di insetti).
Non deve mai mancare un basso recipiente d'acqua, sempre fresca e
pulita, a cui la tartaruga possa facilmente accedere per immergersi a
bere.
Legislazione
Testudo hermanni
è in appendice II CITES e in allegato A del Regolamento CE
2724/2000. Significa che è una specie protetta e non può essere detenuta
o venduta (salvo deroghe particolari), a meno che non si tratti di un
soggetto nato in cattività. Anche in tal caso, per essere venduta, deve
essere reso riconoscibile mediante vari mezzi (ad esempio l’inserimento
del microchip, se la tartaruga è lunga almeno 10 cm o ha almeno 5 anni
di età, oppure la foto di piastrone e carapace) e accompagnata sempre
dalla relativa documentazione legale. In caso di cessione gratuita sono
sufficienti i documenti forniti dall’allevatore.
Inoltre, rientrando nella fauna protetta, se si trova
casualmente una di queste tartarughe non la si può tenere. È possibile
però denunciarne il ritrovamento al Corpo Forestale dello Stato e
chiederne l’affidamento, se l’ambiente in cui viene rinvenuta non è
idoneo alla sua sopravvivenza (ad esempio nei pressi di un centro
abitato dove rischia di venire schiacciata dalle automobili), o se viene
trovata ferita o malata.
