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Il comportamento in natura e la sua influenza nei pappagalli in cattività

Marta Avanzi


Pur essendo i pappagalli animali molto popolari come pet, spesso i proprietari ignorano molti aspetti del loro comportamento naturale, così come molte delle richieste di allevamento ed alimentazione. Ne deriva che molti non hanno idea, al momento dell’acquisto, di cosa dovranno aspettarsi dal pappagallo, e in seguito non sapranno come prevenire o gestire eventuali problemi di comportamento. I pappagalli sono animali estremamente intelligenti e dalla complessa vita sociale. Conoscere il loro comportamento in natura e la loro "psicologia" è indispensabile per evitare in cattività patologie comportamentali (aggressività, strappamento delle penne, ecc.) e stress. Al contrario di cani e gatti, che sono stati addomesticati da centinaia di anni, i pappagalli sono lontani solo poche generazioni dai loro progenitori selvatici, se non addirittura essi stessi animali selvatici di cattura. Anche se allevati a mano, i pappagalli restano pertanto per loro natura animali non addomesticati, nel senso che si conformano a modelli di comportamento innati, "selvatici". Fa parte del loro comportamento naturale essere chiassosi, distruttivi, sporcare in giro, difendere e costruire il nido, cercare un compagno con cui accoppiarsi. Sono animali – preda, quindi paurosi e cauti, ma che in certe situazioni possono lottare strenuamente. Alcuni comportamenti fanno parte della natura dei pappagalli e non possono essere eliminati, ma al massimo modificati o migliorati. Riconoscere quali sono questi comportamenti è fondamentale per evitare delusioni e incomprensioni.

Tenere un pappagallo è un impegno serio, da non prendere alla leggera, e che significa prendersi cura nel miglior modo possibile di una creatura intelligente, sensibile, esigente dal punto di vista sociale ed emotivo. I pappagalli sono creature longeve, che possono vivere fino a 50 anni (ara e cinerini) o anche 80 (amazzoni). Si tratta quindi anche di un impegno a lungo termine. Tutto ciò va preso in considerazione prima dell’acquisto.

Chiunque possiede o intende procurarsi un pappagallo dovrebbe farsi una cultura leggendo il più possibile e approfondendo la conoscenza dell’argomento (in particolare per quanto riguarda alimentazione, comportamento, giochi, addestramento, prevenzione dei pericoli, ecc.). E’ importante comprendere che per mantenere un pappagallo sano, non solo fisicamente ma anche mentalmente, il management deve essere corretto per quanto riguarda l’alimentazione, il permettergli di fare il bagno e avere un’esposizione diretta al sole, un corretto numero di ore di riposo, giochi, interazione, tempo fuori dalla gabbia. Esistono dozzine di specie di pappagalli in commercio, ed ogni specie ha le sue necessità e le sue caratteristiche.

Perché il pappagallo rappresenti un buon animale da compagnia, e per potergli fornire ciò di cui ha bisogno, si devono considerare questi due punti:

  1. Conoscere il normale comportamento dei pappagalli, per sapere cosa ci si deve aspettare, quali comportamenti sono normali ed accettabili, e quali sono indesiderabili ed è necessario modificare.

  2. Sapere come riuscire a modificare i comportamenti scorretti.

Per evitare incomprensioni nello stabilire un legame con il pappagallo è necessario conoscere il suo habitat naturale e soprattutto il suo comportamento allo stato libero. Solo in questo modo si può capire e interagire correttamente con l’animale che teniamo in casa. L’errore principale nel trattare con un animale è quello dell’antropomorfizzazione, vale a dire di attribuirgli comportamenti e intenti umani, di giudicarlo e interagire con lui come se si trattasse di una persona. La "psicologia" dei pappagalli è invece profondamente diversa.

L’ambiente naturale dei pappagalli consiste in uno spazio senza limitazioni, in cui questi animali possono volare liberamente (per la maggior parte delle specie si tratta di foreste pluviali). Al contrario, il tipico pappagallo da compagnia vive in una gabbia poco più grande di lui, o confinato su un trespolo. Non ha la possibilità di fare esercizio e di avere stimolazione mentale. La situazione ideale è di lasciare i pappagalli in una voliera esterna alla mattina e parte del pomeriggio, dove possano avere la possibilità di volare liberamente, e di alloggiarli in una grande voliera o in un trespolo in ambiente familiare per il resto della giornata, per interagire con la famiglia. Alla notte invece possono essere chiusi in una gabbia più piccola.
Se la sistemazione in una voliera esterna non è possibile, l’ideale sarebbe di allestire un’intera stanza per il pappagallo, con mille precauzioni per evitare incidenti e pericoli.

I pappagalli rappresentano delle prede per altri animali, e questo li rende animali paurosi e pronti alla fuga alla minima percezione di pericolo. Un ambiente domestico che offre troppo stimoli li può rendere nervosi e insicuri. Ad esempio, un incessante viavai di persone, presenza di cani o gatti, rumori improvvisi, visite di estranei, sono tutte situazioni che possono spaventare o allarmare il pappagallo.

In natura se il pappagallo avverte una situazione di pericolo ha la possibilità di volare via e mettersi al sicuro, ma all’interno della gabbia questo non è possibile, causando anche degli stati di nevrosi. Se l’animale è libero nella stanza un evento che lo spaventa gli può provocare uno scatto improvviso, esponendolo a traumi se l’uccello vola contro qualche oggetto. Questo può essere in parte prevenuto sistemando la gabbia in un punto relativamente tranquillo, ponendola contro una parete, ed eventualmente coprendola in parte con un telo, per offrire un maggior senso di sicurezza.

In natura i pappagalli dormono 10-12 ore al giorno, e se in cattività non possono usufruire di una quantità analoga di ore di sonno, possono comparire problemi di comportamento. Non è possibile garantire una sufficiente quantità di riposo se la gabbia è in una stanza in cui si svolgono attività, perché essendo animali preda i pappagalli hanno un sonno leggero. Al momento di "metterli a dormire" può essere preferibile utilizzare una stanza apposita, in cui trasferirli per la notte. L’emissione di grida entro certi limiti è normale. Ad esempio, i cacatua tendono a urlare all’alba e al tramonto, e le ara emettono urla fortissime nell’arco della giornata. Non si può pensare di farli restare silenziosi tutto il tempo. I pappagalli comunicano costantemente con il resto del gruppo con le grida, e spesso lo fanno anche con il proprietario, emettendo dei richiami "di contatto" quando non lo vedono. Rispondere a questi richiami "di contatto" rassicura il pappagallo che il proprietario è nelle vicinanze anche se non in vista.

I pappagalli sono animali con un elevatissimo grado di interazione sociale, e che non si adattano a vivere da soli. Hanno bisogno della presenza del gruppo, e in cattività sono i membri della famiglia a costituire il "gruppo". I proprietari devono fornire molte ore di compagnia e intrattenimento. Per animali tanto socievoli essere relegati da soli in una gabbia rappresenta una vera e propria tortura psicologica.

I pappagalli sono territoriali: quando sono sessualmente maturi stabiliscono un proprio territorio per il nido che difendono scacciando gli altri membri del gruppo. Lo stesso avviene in cattività; se il pappagallo passa troppo tempo nello stesso posto, solitamente la gabbia, può diventare aggressivo nei confronti dei membri della famiglia che si avvicinano. In queste condizioni, il volatile può passare tutto il tempo cercando di scacciare dal suo territorio persone non gradite o gli altri animali della casa. Questo problema si può prevenire spostando spesso di posto il pappagallo, in modo che non si attacchi eccessivamente ad una zona particolare della casa.
 

Stabilire un buon legame con il pappagallo

Stabilire un legame valido con un pappagallo è un compito che richiede molto impegno e dedizione. E’ essenziale avere pazienza, e non perdere mai il controllo perché i comportamenti violenti o aggressivi da parte del proprietario non portano ad alcun beneficio. Se si sta per perdere la pazienza, conviene sospendere la seduta di addestramento e riprovare in un altro momento.

Se il pappagallo non ha fiducia nel proprietario, non si possono raggiungere risultati positivi. Non deve essere fatto niente che metta in crisi tale fiducia, ad esempio punire fisicamente il volatile (il che può oltretutto causargli lesioni). Un concetto fondamentale è quello di "leader" del gruppo. In natura i pappagalli vivono in gruppo e tendono a stabilire una scala gerarchica. Il soggetto di rango più elevato ha il miglior sito di nidificazione e, se il cibo è scarso, miglior accesso all’alimento. Il leader scaccia gli altri pappagalli dalla sua zona, gridando e inseguendoli.

Nell’ambiente domestico se un pappagallo assume il ruolo di leader causa molti problemi, perché aggredisce le persone, grida eccessivamente e difende il suo "territorio".

Deve essere il proprietario ad avere il controllo del pappagallo, e non viceversa. Tale controllo si può effettuare soprattutto decidendo gli spostamenti del pappagallo, stabilendo quando può stare fuori dalla gabbia e il punto in cui lo si colloca. Per ottenere questo risultato è molto importante insegnare al pappagallo ad obbedire al comando di salire sulla mano, e non permettergli di salire sulla spalla. E’ quasi impossibile ottenere il controllo dell’animale, e modificare i comportamenti sgraditi, se non gli si insegna a rispondere a dei comandi.

Un altro comportamento naturale è quello stabilire delle relazioni sociali e vivere nel gruppo, perché in questo modo i membri del gruppo sono più protetti: mentre alcuni mangiano, ad esempio, altri sorvegliano la zona da eventuali predatori e ne segnalano la presenza. In famiglia, il pappagallo cerca di mantenere il contatto con la famiglia, che considera il suo gruppo, in ogni modo possibile. L’animale impiegherà quindi ogni mezzo per ottenere l’attenzione e la compagnia del proprietario. Ciò porta talvolta a dei problemi di comportamento, quali gridare troppo o strapparsi le penne. Questo avviene perché ogni tipo di azione che attira l’attenzione del proprietario ottiene un rinforzo, e viene quindi ripetuta. Il rinforzo consiste nel prestare attenzione ad un determinato comportamento, sia in modo volontario che inavvertitamente. Se ad esempio un pappagallo si mette a gridare (comportamento che entro certi limiti è del tutto naturale per questi animali) e il proprietario esasperato si mette a sgridarlo e gesticolare, non inibisce il comportamento sgradito, bensì lo rinforza. Per il pappagallo il modo di agire del proprietario non è un invito a smettere, ma a continuare, perché lo considera molto interessante. Se il pappagallo inizia a strapparsi le penne, e il proprietario lo sgrida, il volatile continuerà a strappare le penne perché l’attenzione ricevuta, che è gratificante, rappresenta un rinforzo.

Un altro comportamento sgradito che può erroneamente essere rinforzato dal proprietario consiste nel beccare. Sembra che i pappagalli in natura non si becchino durante gli scontri con gli altri membri del gruppo, per cui probabilmente non è un comportamento istintivo, ma in qualche modo acquisito. I pappagalli utilizzano il linguaggio del corpo, la posizione delle penne e la voce per esprimersi e risolvere la maggior parte dei conflitti con gli altri membri del gruppo. Spesso i pappagalli imparano a beccare perché la prima volta che stringono troppo forte le dita del proprietario con il becco ottengono una reazione esagerata, con grida ed eccitamento, e imparano presto che beccare fa reagire in quel modo il proprietario. Inoltre imparano che beccando ottengono ciò che vogliono, vale a dire di essere messi giù quando non vogliono stare in mano o essere lasciati dove sono quando si cerca di prenderli.
Il comportamento più appropriato, nel caso che il pappagallo becchi, consiste nello sgridarlo dicendo "No!" con un tono di voce fermo e deciso, senza grida o strepiti.

Una considerazione che troppo spesso è trascurata consiste nel premiare, e quindi rafforzare, i comportamenti positivi. Se il proprietario non presta attenzione ad un pappagallo che se ne sta buono, in silenzio, e non si strappa le penne, questi comportamenti desiderabili del pappagallo stesso non vengono premiati e non ricevono alcun rinforzo. Invece il proprietario dovrebbe sempre premiare con l’attenzione i comportamenti positivi. Se l’animale si comporta correttamente, ad esempio gioca da solo o se ne sta tranquillo, dovrebbe sempre essere ricompensato con frasi di lodi o dei bocconi graditi.

Per concludere, vorrei invitare a non comprare mai, in nessun caso, pappagalli di cattura. Sottrarre questi splendidi animali al loro ambiente naturale e al loro gruppo è un’azione a condannare. Ogni vero appassionato di pappagalli dovrebbe scoraggiare questo genere di commercio.

 

 

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