Sottordine Cryptodira
Superfamiglia Testudinoidea
Famiglia Testudinidae
Genere Testudo
Specie T. graeca
Sottospecie
La classificazione di T. graeca è molto
controversa e al momento è sotto revisione. Le quattro sottospecie
ufficialmente riconosciute finora, a cui fa riferimento la legislazione,
sono:
(Linnaeus, 1758):
Marocco, Algeria, Tunisia e Libia.
Testudo graeca ibera
(Pallas, 1814): Balcani
Centrali fino al Mar Nero, Turchia, Iran.
Testudo graeca terrestris
(Forskal, 1775):
Libia, Siria, Turchia sud occidentale, Israele e Sinai.
Testudo graeca zarudnyi
(Nikolski, 1896): Est
e Sud Iran.
E’ probabile che in futuro la classificazione venga
completamente rivista e il gruppo T. graeca venga diviso in
diverse specie distinte. In complesso, è piuttosto difficile riconoscere
la sottospecie di appartenenza, non solo per la confusione nella
tassonomia, ma anche perché esistono numerose variazioni della
colorazione, della forma e delle dimensioni dei soggetti provenienti
dalle diverse località geografiche.
Origine e habitat naturale
T. graeca graeca è originaria del nord Africa, e
occupa un habitat semi arido costituito da boscaglia, con forti
variazioni stagionali sia del clima che della disponibilità di foraggio
verde. Nelle aree meridionali del suo range di distribuzione è attiva
durante il periodo invernale, che è a clima mite, ma nei periodi più
caldi va in estivazione sotto terra. Nelle aree settentrionali subisce
periodi di letargo di diversi mesi durante l'inverno, mentre è attiva in
estate.
T. g. ibera ha una zona di distribuzione piuttosto vasta: Turchia,
Grecia nord - orientale, Iran, Iraq, Giordania, Siria e Georgia. E’
stata introdotta in Sardegna. L'habitat va dal livello del mare a 2700 m
di altitudine, e consiste di pianure asciutte, colline cespugliose,
boscaglia.
Descrizione
Le dimensioni sono molto variabili nelle diverse
popolazioni. In T. g. graeca la lunghezza media del maschio è di
13 cm, mentre la femmina è molto più grande, con una media di 18 cm.
T. g. ibera è più grande: le dimensioni medie del maschio sono di 18
cm e quelle della femmina di 20 cm, ma possono raggiungere dimensioni
maggiori.
La corazza è ovoidale, a forma di cupola e liscia. Lo scuto sopracaudale
è solitamente unico, ma in alcuni soggetti è diviso, come T. hermanni
(il che non deve trarre in inganno nell'identificazione della
specie). Il quinto scuto centrale è più stretto del quarto, mentre in
T. hermanni il quinto scuto centrale è molto più largo del quarto.
Il margine posteriore è più o meno svasato, e leggermente seghettato. La
faccia posteriore delle cosce, ai lati della coda, presenta un
caratteristico tubercolo corneo, mentre la punta della coda è
arrotondata e manca del tubercolo tipico di T. hermanni. Nelle
femmine adulte nel piastrone è presente una cerniera che rende la parte
posteriore leggermente mobile, per facilitare la deposizione delle uova.
Il carapace può essere giallo o marrone chiaro con aree pigmentate scure
di estensione estremamente variabile, fino ad essere quasi completamente
nero. Il piastrone è giallo, marrone chiaro o nero, e possono essere
presenti aree scure di estensione variabile.

Distinzione dei sessi
Il maschio adulto è più piccolo, presenta una coda
più larga e più lunga con l'apertura cloacale più distante dalla base
della coda stessa, e ha gli scuti anali che formano una "V" più aperta.
E' impossibile stabilire il sesso dei soggetti giovani: gli elementi di
differenza si possono osservare solo all'insorgenza della maturità
sessuale.

Mantenimento in cattività
Testudo graeca graeca si adatta abbastanza male
alla cattività e pochi soggetti sopravvivono a lungo. Si dovrebbe
conoscere con precisione la zona di origine, per replicare in cattività
le condizioni ambientali, e sapere se si tratta di un soggetto che va in
letargo o in estivazione. I soggetti provenienti dalle regioni
meridionali del Marocco durante l'inverno devono essere ospitati in un
ambiente riscaldato. Deve essere tenuta rigorosamente separata da altre
specie o comunque da soggetti provenienti da altre località geografiche,
in caso contrario l'incidenza di malattie infettive e parassitarie
aumenta notevolmente.
T. g. ibera è molto più resistente, e si adatta bene ai nostri
climi, dove si presta molto bene ad essere allevata all'aperto,
soprattutto nel centro-sud. Nel nord Italia può essere allevata anche
nella Pianura Padana, al cui clima, anche se più umido di quello
originario, si adatta piuttosto bene. Invece non si presta ad essere
allevata in terrario.
Dal momento che queste tartarughe amano muoversi ed esplorare
l'ambiente, e che devono trovare al pascolo l'alimento di cui hanno
bisogno, la loro sistemazione ideale è rappresentata da un giardino
soleggiato e a prova di fuga, o comunque un ampio spazio recintato ricco
di erbe di campo. La presenza di una recinzione è indispensabile sia per
prevenire la fuga delle tartarughe, sia per impedire che vengano
aggredite da cani, e inoltre per evitare che vengano schiacciate dalle
automobili (eventualità purtroppo molto frequenti). La recinzione deve
essere interrata per almeno 10 cm, per evitare che le tartarughe possano
fuggire scavando una galleria al di sotto, e deve essere liscia, perché
spesso questi rettili hanno discrete capacità di arrampicarsi, e alta
almeno 40 cm. La superficie ideale è di almeno 10 m2 per
tartaruga. La presenza di bassi cespugli permette di creare
indispensabili ripari e zone d'ombra.
E' molto importante separare i maschi delle femmine, altrimenti il
corteggiamento e il continuo accoppiamento dei maschi finirà per creare
alla corazza delle femmine delle gravi lesioni. Si deve tenere presente
che il rapporto ideale è di un maschio per 5-6 femmine. Anche se si
tengono insieme più maschi, questi si creeranno lesioni alla corazza,
che in certi casi possono essere tanto gravi da portare alla morte il
rettile.
er riparare le tartarughe nelle serate più fresche, in primavera ed in
autunno, si deve predisporre una casetta di legno, ben isolata, perché
le tartarughe trovino riparo dal freddo e dall'umidità eccessiva. Il
pavimento deve essere leggermente rialzato per evitare l'acqua in caso
di pioggia. All'interno si possono mettere dei giornali o delle foglie
secche.
Nell'habitat naturale T. graeca ibera va in letargo nei mesi
freddi. Nelle aree più a Sud, quando la temperatura aumenta molto queste
tartarughe subiscono un periodo di estivazione. Lo stimolo per la
preparazione al letargo è determinato dalla diminuzione della
temperatura diurna e delle ore di luce, che determina la sospensione
dell'alimentazione: in questo modo il rettile ha modo di svuotare
l'apparato digerente. In caso contrario il cibo contenuto nel tratto
digerente andrebbe in putrefazione con gravi conseguenze per la salute.
Solo animali in condizioni fisiche ottimali, con sufficienti riserve di
grasso accumulate durante la stagione calda, devono essere lasciati
ibernare. Gli animali che non rispondono a questi requisiti, che sono
malati, debilitati o sottopeso non devono essere lasciati andare in
letargo, ma vanno mantenuti al caldo per tutto l'inverno, in un terrario
ben allestito, affinché possano essere alimentati e/o curati.
Le tartarughe possono essere lasciate andare in letargo all'aperto
oppure al chiuso. Ognuno dei due sistemi ha dei vantaggi e degli
svantaggi. Se ben organizzata, la seconda scelta è la migliore in quanto
è più sicura per l'animale. Per effettuare il letargo al chiuso si
utilizza un contenitore di dimensioni adeguate, che può essere
rappresentato da una scatola di cartone, di legno o di polistirolo, poco
più grande della tartaruga, con delle piccole aperture per il passaggio
dell'aria. Lo si riempie con un substrato quale paglia, foglie secche o
pezzi di giornale e lo si pone dentro un contenitore più grande, con le
stesse caratteristiche, riempito con lo stesso tipo di materiale. In
questo modo, se anche la tartaruga si sposta dentro il primo
contenitore, rimane sempre isolata dall'ambiente esterno.
Il contenitore va sistemato in una stanza, ad esempio una cantina o un
garage, con una temperatura non superiore a 10°C. La situazione ideale
consiste nell'utilizzare delle apposite strutture con un monitoraggio
costante della temperatura e un'adeguata aerazione.
Il letargo all'aperto comporta rischi maggiori per l'animale
(congelamento, attacco da parte di roditori). Si deve scegliere una zona
di terreno morbido al riparo dal vento, ben drenata, dove la tartaruga
s'interrerà. Sopra si sparge del fieno o delle foglie secche.
La temperatura ottimale durante il letargo deve essere di circa 5°C.
Temperature inferiori a 2°C si possono essere potenzialmente pericolose,
mentre sopra gli 11°C gli animali tendono a diventare attivi. A
temperature al di sotto dello zero si possono verificare lesioni oculari
o cerebrali, con danni irreversibili anche per esposizioni brevi. Questi
problemi si riscontrano generalmente in animali lasciati ibernare
all'aperto senza adeguata protezione. Uno dei principali errori che si
commettono nella gestione delle tartarughe in letargo è di lasciarle ad
una temperatura intermedia tra quella ottimale e quella del letargo, dal
momento che in queste condizioni il metabolismo continua, anche se ad un
ritmo più lento, ma l'animale non si alimenta, consumando le sue riserve
energetiche ad un ritmo troppo elevato.
Si calcola che per ogni mese di letargo effettuato in condizioni ideali
una tartaruga perda l'1% del proprio peso corporeo. Il periodo di
letargo non deve superare una durata di 20 settimane, il che nei nostri
climi non rappresenta in genere un problema.
Al termine del letargo è indispensabile permettere alle tartarughe di
bere; per stimolare l'assunzione d'acqua sono molto utili dei bagni in
un recipiente con un paio di centimetri d'acqua, in cui la tartaruga può
essere lasciata per un'ora.
Se è necessario ricoverare una T. graeca in terrario (per motivi
di salute, per tenerla in osservazione, perché non è in grado di
affrontare il letargo) occorre fornire condizioni ambientali che
simulino quelle naturali. Il range ottimale di temperatura è di 24-27°C
durante il giorno e di 18°C durante la notte. Ad un'estremità del
terrario si pone una lampadina riscaldante che crei un punto caldo di
circa 32°C e accanto a questa un tubo al neon a spettro completo con
emissione di UVB, che stia a non più di 40 cm di distanza dal fondo. Il
ciclo luce - buio deve essere di 12-12 ore.
Durante la notte il riscaldamento va effettuato con fonti di calore che
non emettono luce (materassini riscaldanti, lampade di ceramica o a luce
blu o rossa). E' indispensabile collocare nel terrario due termometri
(uno nel punto più fresco e uno sotto il punto caldo) per verificare il
gradiente di temperatura. L'ideale è utilizzare un terrario di tipo
"aperto", senza coperchio, che permette un ricambio d'aria ottimale. Il
materialemigliore per il fondo è rappresentato da fogli di giornale, da
cambiare ogni volta che si rende necessario. Materiali corpuscolati
(sabbia, segatura, trucioli) comportano elevati rischi di ingestione e
costipazione.
Nel terrario vanno posti dei rifugi nella parte più fresca, e non deve
mancare un basso recipiente d'acqua in cui il rettile possa entrare ed
uscire senza problemi. Dal momento che le tartarughe tendono a defecare
in acqua, questa va cambiata ogni volta che si sporca, e comunque almeno
una volta al giorno.
Questo tipo di sistemazione è adatta anche alle tartarughe neonate per
far loro trascorrere il primo inverno al caldo. Negli anni successivi è
però opportuno permettere loro di effettuare il letargo.
Alimentazione
Le tartarughe mediterranee sono specie strettamente
erbivore; qualunque fonte di proteine animali deve essere totalmente
bandita dalla loro dieta. La dieta in cattività deve rispecchiare più
possibile quella naturale: ricca di fibra, minerali, microelementi e
vitamine, povera di grassi e con poche proteine vegetali.
L'alimentazione ideale è composta dalle piante che crescono
spontaneamente in prati e giardini: erba, trifoglio, tarassaco,
piantaggine, fiori, ecc. Altri alimenti adeguati sono l'erba medica e le
foglie di fico d'India. Se la tartaruga ha a disposizione a sufficienza
di questo tipo di alimento non necessita di altri alimenti o di
integrazione. I vegetali coltivati rappresentano una scelta nettamente
inferiore, e vanno dati sporadicamente, nei periodi in cui sia carente
l'alimento naturale. Si possono offrire ad esempio cavoli (di vari
tipi), ravizzone, lattuga, prezzemolo, foglie di carota, cardo. Frutta e
ortaggi non devono superare il 10% della dieta: melone, pomodoro, mango,
ananas, mela, pera, peperoni dolci rossi e verdi, anguria, zucchini,
ecc.
Tutti gli ingredienti devono essere ridotti in pezzi adeguati alla
taglia degli animali, mescolati in un grande recipiente e cosparsi con
un integratore multi - minerale e vitaminico di qualità e con carbonato
di calcio.
La frutta va fornita con molta parsimonia, perché in quantità eccessiva
causa gravi disordini intestinali; inoltre non contiene adeguati livelli
di calcio.
Le specie erbivore alimentate con una quantità eccessiva di proteine
vanno incontro a una crescita deforme della corazza, che appare "bozzellata"
anziché liscia ed è troppo tenera a causa dell'insufficiente
calcificazione, e a gravi problemi a carico del fegato e dei reni. Ciò
può essere causato non solo dalla somministrazione di carne e di
alimenti per cani e gatti, ma anche di fagioli, piselli, fagioli
germinati e simili alimenti vegetali ricchi di proteine.
L'insalata brasiliana va evitata perché è particolarmente scarsa dal
punto di vista nutritivo.
Totalmente controindicati e dannosi sono i carboidrati (pane, pasta,
ecc.), il latte e i derivati del latte (ad esempio la mozzarella),
qualunque alimento contenente proteine animali (carne, cibo per cani e
gatti, mangime per tartarughe onnivore, larve di insetti).
Non deve mai mancare un basso recipiente d'acqua, sempre fresca e
pulita, a cui la tartaruga possa facilmente accedere per immergersi a
bere.
Legislazione
Testudo graeca è in appendice II CITES e in
allegato A del Regolamento CE 2724/2000. Significa che è una specie
protetta e non può essere detenuta o venduta (salvo deroghe
particolari), a meno che non si tratti di un soggetto nato in cattività.
Anche in tal caso, per essere venduta, deve essere resa riconoscibile
mediante vari mezzi (ad esempio l’inserimento del microchip, se la
tartaruga è lunga almeno 10 cm o ha almeno 5 anni di età, oppure la foto
di piastrone e carapace) e accompagnata sempre dalla relativa
documentazione legale. In caso di cessione gratuita sono sufficienti i
documenti forniti dall’allevatore.
Inoltre, rientrando nella fauna protetta, se si trova
casualmente una di queste tartarughe non la si può tenere. È possibile
però denunciarne il ritrovamento al Corpo Forestale dello Stato e
chiederne l’affidamento, se l’ambiente in cui viene rinvenuta non è
idoneo alla sua sopravvivenza (ad esempio nei pressi di un centro
abitato dove rischia di venire schiacciata dalle automobili), o se viene
trovata ferita o malata.

(C) Testo e foto Marta Avanzi